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L. CICCONE


Aspetti etici della prevenzione della infezione da HIV.


L'Autore nota come a fronte di un sostanziale accordo sulla necessità della prevenzione della infezione da Human Immunodeficiency Virus (HIV) - responsabile della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) -, esista poi una disparità di opinioni quando si deve precisare in cosa essa debba consistere.

L'articolo si sofferma su alcuni dati di fatto: 1. l'AIDS non è più una malattia confinata a determinate categorie cosiddette "a rischio" (omosessuali, tossicodipendenti), ma è dilagata oltre; 2. l'HIV è un virus fragile, che può essere trasmesso solo attraverso forme di contatto profondo (rapporti sessuali, inoculo di sangue infetto (attraverso trasfusioni o scambi di siringhe infette), trasmissione materno-fetale); 3. un virus fragile come l'HIV è causa attuale di pandemia, conseguenza di una diffusa promiscuità sessuale.

L'Autore ritiene, perciò, che una vera ed efficace prevenzione potrebbe essere attuata solo superando il diffuso comportamento sessuale promiscuo. Ogni altra soluzione - inclusa quella dell'utilizzo del profilattico (proposto come valido (erroneamente) mezzo di evitamento dell'infezione da HIV) - è "pseudo-prevenzione" e denota due idee di fondo: 1. il libertarismo sessuale come una conquista di libertà e di civiltà; 2. la pretesa impossibilità da parte delle persone di vivere una sessualità ben regolata, pur riconoscendone il valore.

Nell'articolo si ritiene che alla base di una prevenzione che sia degna dell'uomo stiano due presupposti: 1. l'adeguata e corretta informazione; 2. l'educazione alla maturità responsabile da parte dell'individuo. E le strategie preventive devono correre a due livelli: personale (con l'insostituibile ruolo delle agenzie educative) e collettiva.


Ethical aspects of the prevention of HIV infection.


The author points out that despite a basic agreement on the need for prevention of infection from the Human Immunodeficiency Virus (HIV), which is responsible for the Acquired Immunodeficiency Syndrome (AIDS), there is a difference of opinion when one has to specify what the prevention should consist of.

The article mentions some facts: 1. AIDS is no longer a disease confined to certain so-called "risky" categories (homosexual, drug addicts), but it has spread further; 2. HIV is a delicate virus, which can only be transmitted through forms of deep contact (sexual relationships, inoculation of infected blood through blood transfusions or the exchange of infected syringes, mother-fetus transmission); 3. as delicate a virus as HIV is at present pandemic, and this is the consequence of widespread sexual promiscuity.

Therefore, the author considers that really effective prevention can only be carried out by overcoming the widespread promiscuous sexual behaviour. Any other solution, including that of using condoms (erroneously proposed as a valid means of avoiding HIV infection), is "pseudo-prevention" and indicates two basic ideas: 1. sexual libertarianism seen as the conquest of freedom and of civilization; 2. the claimed impossibility of people to control their sexuality, despite the fact that they recognize its value.

The article states that there are two presuppositions at the basis of prevention that is worthy of man: 1. adequate and correct information; 2. education in responsible maturity by the individual. And the preventive strategies have to run on two levels: personal (with the unreplaceable role of educational organisations) and collective.