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Medicina e Morale, 1 (1997), pp. 75 - 87


F. D'Agostino, Sessualità e diritto

(English ver.)

L'autore anzitutto evidenzia i limiti di una concezione meramente fenomenologica e funzionalistica della sessualità, concezione che di fatto misconosce la sessualità stessa nei suoi aspetti più profondi e nella comprensione più piena dell'uomo stesso. Viene così a rendersi necessaria un approccio "integrato" alla sessualità, per la quale essa venga posta come un problema di verità.

Dopo avere illustrato il processo antropogenico, sempre con riferimento alla sessualità, così come elaborato da Lacan, l'autore afferma la necessità del diritto per la sessualità umana. E’ infatti più un postulato ideologico che una autentica possibilità ermeneutica pensare alla sessualità come ad un mero diritto soggettivo, assunta la pretesa "privatizzazione" della sessualità. In realtà, il diritto - che è costantemente chiamato a regolare la relazionalità - non può esimersi dal dare regole all'esercizio della sessualità e dall'esigerne l'osservanza, perché è in tale esercizio che l'equilibrio relazionale interpersonale si manifesta nel modo più pregnante. Tutto ciò sempre tenendo presente però che il giurista ha a disposizione un criterio, più che un insieme di regole formali, che corrisponde al criterio generale che governa l'universo della giuridicità, cioè quello della relazionalità, intesa come equilibrio nella differenza.

Più di ogni altra dimensione, infatti, la sessualità avverte costantemente la presenza del diritto, di questa insistente memoria della presenza, accanto all'io, dell'altro, delle sue ragioni e delle sue spettanze.


Sexuality and the law.

 

The author first indicates the limits of a merely phenomenological and functionalist conception of sexuality. It is a conception which underestimates sexuality in its deepest aspects and in the fullest understanding of man himself. An "integrated" approach to sexuality is therefore necessary and it is considered a question of truth.

After illustrating the anthropogenetic process, again with reference to sexuality, the way Lacan explained it, the author claims that there is a need for a law on human sexuality. In fact to consider sexuality as a merely subjective law, with the expected "privatization" of sexuality, is more an ideological postulate than an authentic hermeneutic possibility. Actually the law, which is constantly called on to regulate relationships, can not but provide regulations about the practice of sexuality and require than they be observed, because it is in this practice than the balance of the interpersonal relationship manifest itself most. None the less one must bear in mind that the lawyer uses a criterion, rather than a series of formal rules, which corresponds to the general criterion which governs the legal world, that is, of relationship, understood as the balance within the difference.

Sexuality, rather than any other dimension, is in fact constantly aware of the presence of the law, of this insistent memory of the presence, next to the "ego", of the other person, and of his rights and of what is due to him.