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Medicina e Morale, 5 (1997), pp. 923 - 937


S. Fassino, Aspetti specifici del supporto psicologico nella relazione medico-paziente terminale

(English ver.)

Le comunicazioni medico – paziente, anche non verbali, attivano trasformazioni emotive e poi biologiche, che agiscono sui sistemi di reazione dell'organismo specie nelle fasi terminali della malattia. La reazione psicologica del malato è il risultato di difese regressive e anche progressive fruibili per processi più avanzati di adattamento e di "senso". Le reazioni psicologiche del medico sono condizionate da difese dall'angoscia e motivazioni inconsce alla professione, tra sentimenti di impotenza e di onnipotenza. La condanna alla sconfitta induce una riformulazione costante del progetto di cura: la morte come oggetto di cura, non solo fine della cura. E’ richiesto un supporto psicologico specifico al paziente terminale. La strategia è quella dell’accompagnamento del paziente attraverso le fasi della malattia verso la morte, piuttosto che dell’esplorazione dei vissuti profondi di colpa, indegnità, aggressività. Questi aspetti vengono proposti soltanto se il paziente segnala di volerli e poterli affrontare; in genere, occorre favorire un impiego ottimale dei meccanismi di negazione, di scissione e dei bisogni di trascendenza. L’accompagnamento è una "presenza significativa" che considera il transfert di conoscenza, il contratto di non abbandono, i bisogni di significato e di trascendenza, le dinamiche della separazione, la compromissione di identità, ecc. Tali interventi sono attuabili oltre che da psichiatri o psicologi clinici, anche da medici oncologi e infettivologi, purché formati alla "relazione terapeutica". Il training deve considerare non solo gli aspetti cognitivi, ma soprattutto quelli emotivi e personali, anche in considerazione dei rischi elevati di burn out che ripetuti interventi di questo tipo comportano.

Le competenze sui bisogni psicologici del morente sono parte dei metodi della buona pratica clinica: tra i suoi obiettivi c’è anche la qualità della morte.

 


Medical relationship with dying patient: specific psychological support.

Physician-patient interactions, even not verbal, activate emotional and biological transformations acting on body defence systems, peculiarly in terminal phases of disease. Psychological reaction of unhealthy comes from regressive and even progressive defences useful for more advanced adaptative and meaning-giving processes.

Psychological reactions of physician are conditioned by defences from anguish and inconscious professional motivations, between impotence and omnipotence feelings. Sentence of defeat induces a constant riformulation of care project: death as care object, not mere end of cares.

Accompainment and psychological specific support are required with terminal patient. Adequate strategy implies joining patients trough phases of desease towards death, rather than explorate deep feelings of guilt, undignity and aggressivness. These aspects are proposed only if patient expresses will and skill to copy them; generally it ought to favour an optimal functioning of negation and scission mechanisms and trascendence needs. Accompainment is a "presence" which considers knowledge transferts, no abandonement contract, need of trascendence and meaning, separation dynamics, identity jeopardize etc. This is possibly done not only by psychiatrists and clinical psychologists but even by physicians and infectivologists skilled on "terapeutic relations". Not only cognitive but even emotional and personal aspects must be considered, even in perspective of high burn-out risks.

Competences on psychological needs of terminal patients are part of good clinical practice methods: death quality is whithin their goals.