Medicina e Morale
, 3 (1998), pp. 545 - 579G.J. Woodall
, L'uso del preservativo per impedire la diffusione dell'HIV.(
English ver.)Lo scopo di questo articolo è di esaminare una questione che ha attirato l'attenzione della riflessione teologica morale in ambito cattolico, e cioè se ricorrano o meno delle circostanze in cui sia lecito l'uso del preservativo per la prevenzione dell'infezione da HIV. Si tratta di una questione di pressante inquietudine pastorale oltre che di interesse teologico-morale, specialmente riguardo agli sposi dei quali uno sia sieropositivo.
L'efficacia del preservativo quale ostacolo alla diffusione del contagio è stata valutata altrove. L'approccio qui adoperato è un approccio prettamente teologico-morale. In un primo momento si fa riferimento ai vari principi della tradizione della teologia morale cattolica (p.e.: seguire la propria coscienza, la legittima difesa, il doppio effetto, il male minore) e si chiede se sia possibile una risposta affermativa alla domanda posta.
La seconda parte dello studio passa in rassegna questi stessi principi e la loro applicazione al tema in oggetto. Si argomenta che in una coppia a rischio di contagio l'intenzione "contraccettiva" è subordinata al voler evitare la nascita di prole sieropositiva, ed in generale si pone l'interrogativo sul come mai un atto che esponga al contagio letale la sposa non-sieropositiva possa qualificarsi come vera espressione di amore.
Ampliando lo sguardo, un'accurata analisi dei criteri per l'ipotesi del "male minore" sfida la pretesa che il preservativo sia un male minore dato che quello non è così affidabile, ma suscita anche scandalo laddove tale argomentazione venga posta a giustificazione di campagne pubbliche di informazione. Si nota, in particolare, il pericolo che gli educatori dispensino consigli del genere, i quali smentiscono le implicazioni pedagogiche della loro vocazione e della loro etica professionale.
Infine si conclude che, per quanto sia comprensibile a prima vista consigliare l'uso del preservativo allo scopo di proteggere contro la diffusione dell'infezione da HIV, dal punto di vista oggettivo tale uso non sembra giustificarsi affatto.
The use of the condom to prevent the trasmission of HIV
The aim of this article is to examine a question which has attracted attention from catholic moral theology, namely whether or not there are any circumstances in which the use of the condom may be legitimate as a protection against the spread of HIV. The issue is one of pressing pastoral concern as well as of theological interest, not least as far as it concerns spouses one of whom is seropositive.
The scientific effectiveness of the condom as a barrier to the spread of the contagion has been addressed elsewhere. The approach here is a moral theological one. Various principles from the tradition of Catholic moral theology are examined (e.g. follow your conscience's legitimate defense, double effect, the lesser evil) to see whether a positive response to the question may be given.
The second part of the study reviews these same principles and their application to the question. It is argued that spouses often will have a conditional contraceptive intention to prevent the birth of seropositive offspring, while more basically it is asked how an act which exposes the uncontaminated spouse to lethal contagion could be construed as an act of authentic love. More broadly, a careful examination of the criteria for advising the lesser evil queries whether a condom is a lesser evil given its unreliability, but also addresses the danger of scandal where a programmatic policy were to be in view. Particular mention is made of the danger of teachers giving such advice, in the light of their vocation and of their professional ethics.
It is concluded that, however understandable it may appear at first sight to recommend the use of the condom to protect against HIV, from the objective standpoint it does not seem to be justifiable.