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Medicina e Morale, 1 (1999), pp. 49 - 59


Willem J. Eijk, The Universal Declaration of Human Rights in medical-ethical perspective

 

(English ver.)

Nonostante i suoi risultati impressionanti nel combattere i crimini contro l’umanità la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non offre una base sufficiente per l’etica medica. Tale Dichiarazione, non fornendo una definizione chiara dell’essere umano in quanto soggetto dei diritti, lascia un certo spazio a quelle antropologie filosofiche che considerano il feto o il neonato non ancora una persona o al massimo una ‘persona marginale’. Siccome la Dichiarazione tralascia, nello stesso modo, di definire il concetto di diritto, può essere interpretata sia dal punto di vista delle teorie classiche del diritto, che da quello della ‘choice theory of rights’ (‘teoria dei diritti a scelta’). Se, come quest’ultima asserisce, il diritto alla vita implicasse quello di disporne, la Dichiarazione anche servirebbe per difendere l’eutanasia, il suicidio assistito e interventi medici e chirurgici manipolativi.


The Universal Declaration of Human Rights in medical-ethical perspective.

 

Notwithstanding its impressive achievements in combating crimes against humanity, the Universal Declaration of Human Rights offers no sufficient basis for medical ethics. It does not provide a clear definition of the human being who is subject of human rights, thus giving room for philosophical anthropologies according to which fetuses or neonates are no human persons yet or at most ‘marginal persons’. Because the Declaration likewise fails to define the concept of right, it can be interpreted from the perspective of classical theories of right as well as from that of the ‘choice theory of right’. If, as the last states, the right to life would include the right to dispose of it, the Declaration could serve to defend euthanasia, assisted suicide and manipulative medical and surgical interventions as well.