Medicina e Morale
, 1999, 6, pp. 1053-1056Fiori, A.
, La procreazione assistita ed il consenso informato(
English ver.)La recente vicenda parlamentare che ha visto arenarsi, ma solo temporaneamente, la legge sulla procreazione assistita - espressione che prudentemente ha sostituito quella precedente, più facile da intendere, di fecondazione "artificiale", in realtà smpre basata sull'opera della natura - è stata seguita da un profluvio di commenti di politici ed opinionisti di varie provenienze culturali. Ne sono stati inondati i giornali, il cui tessuto quotidiano è ormai un intreccio di interviste ambite (dagliintervistati) che esternano giudizi e pregiudizi in modo in genere improvvisato. Invano abbiamo cercato, negli articoli e nelle interviste radiofoniche e televisive, una informazione autenticamente scientifica su questo problema che coinvolge l'etic, l'etica medica in particolare e i più vasti orizzonti della bioetica e si connette al problema generale degli effetti positivi e perversi dell'incessante sviluppo biotecnologico. Il mondo politico, che intende legiferare su questo spinoso problema dichiara di potersi avvalere del consenso maggioritario degli elettori, orientati in senso favorevole ad una regolamentazione che viene predisposta in termini molto permissivi. Le voci dissidenti - che pur esprimono il parere di una molta parte dei ittadini - sono tacitate con i consueti argomenti del progressismo di maniera, il quale cerca di delegittimare le posizioni contrarie mediante l'accusa ritrita di oscurantismo cattolico, conservatore ad oltranza, chiuso alle novità della scienza e dela società che ne accoglie i prodotti. Ci dobbiamo chiedere, ancora una volta, se il consenso sociale di cui talune forze politiche dichiarano di avvalersi, sia un consenso realmente "informato" sulla natura e sulle implicazioni del problema, quale ovrebbe essere per garantire l'adesione più ampia e più motivata ad una legge che riguarda la salute e la vita. È una legge che si caldeggia in nome della libertà, concessa peraltro a determinate categorie di persone - compresi i medici che si dedicao a questa proficua attività - ma che si nega all'inerme nascituro: il quale, nelle sue prime fasi, è stato anche recentemente considerato un "grumo di cellule" proprio da un premiato scienziato che dovrebbe avere, per l'attività scientifica svolta asuo tempo, una profonda confidenza con la biologia. L'informazione onesta, e su basi realmente scientifiche - che chiameremo galileiane per rispondere a chi ha accusato gli oppositori del progetto di essere antigalileiani - è in realtà esclusa dal dbattito. Nel quale invece prevalgono le polemiche accuse di ritorno "al Medioevo", "al passato clericale", al "conservatorismo retrivo", ai "secoli bui" e così via. Si sprecano anche i richiami al Far West, luogo di disordine e di criminalità che la egge auspicata vorrebbe risanare una volta per tutte. Un'informazione corretta dovrebbe anzitutto riguardare il problema apparentemente più semplice, cioè quello della regolamentazione dell'attività dei centri e dei laboratori che già oggi praticanoliberamente la procreazione assistita. Regole, divieti e permessi sono certo possibili ed auspicabili: ma quali sono i mezzi per controllarne l'attuazione? Le attrezzature necessarie per la procreazione assistita sono nel complesso modeste. È sufficinte disporre di un laboratorio, qualche microscopio, termostati, frigoriferi e congelatori ed altre comuni attrezzature per poter eseguire le operazioni più delicate al riparo di intimi controlli. A ben riflettere, molti casi che hanno suscitato scanalo - come quello della gravidanza di una ultrasessantenne - sono noti soltanto perché vengono pubblicizzati vistosamente, sulla stampa e sugli schermi televisivi, da parte dei medici o dei pazienti. Altrimenti rimarrebbero occulti in base alle regol del segreto professionale - sistematicamente violato ed irriso - o, al più, confinati nella cerchia ristretta dei conoscenti cui pure si potrebbero occultare con una prudente temporanea assenza, come avveniva in passato per gravidanze fuori dal matrmonio. I motivi per cui questi casi vengono sfacciatamente comunicati al grande pubblico sono, per il medico, la narcisistica ambizione professionale e, ancor più, le positive conseguenze della pubblicità; per le donne che accettano di esporsi alla pbblica curiosità, probabilmente la percezione orgogliosa di partecipare ad eventi biomedici di progresso che vengono presentati nelle forme più positive ed accattivanti. Di fronte alle pur doverose regole che la legge imporrà ai laboratori, dunque, on c'è da illudersi circa la loro reale efficacia. Chi vorrà violare i limiti lo potrà fare con relativa facilità. Ben più grave è la disinformazione circa i costi umani della procreazione assistita, in particolare della fecondazione in vitro con ebryo transfer (Fivet). In qualche trasmissione televisiva cui partecipano genitori e figli della procreazione assistita, si presenta il problema in modo particolarmente malizioso: siete forse contrari alla nascita di un bel bambino (che viene esibitoin immagini senza dubbio commoventi)? siete dunque contrari alla vita mentre ve ne dichiarate difensori? Nulla, o assai poco, si dice dei problemi della madre, dello stesso "padre" - in caso di fecondazione eterologa - dell'avvenire di quel bambinoche, se nascerà davvero, avrà i suoi particolari problemi. Poco o nulla si dice del destino degli embrioni. Nel precedente numero di questa rivista il genetista Angelo Serra ha fornito una serie impressionante di dati statistici inoppugnabili. Solo na donna su quattro, o cinque, tra quelle che si sottopongono al trattamento di Fivet, realizza la gravidanza, non di rado extrauterina o plurigemellare (con conseguenti interventi di "riduzione fetale" cioè di soppressione di uno o più gemelli). Freuenti sono gli aborti spontanei ed i parti pre-termine; maggiori, rispetto alle gravidanze normali, sono la morbidità e la mortalità perinatale; le anomalie genetiche sono il doppio di quelle osservate nelle gravidanze naturali. La donna corre anche l rischio di pericolose sindromi da iperstimolazione ormonale ovarica. È rilevante il numero degli embrioni perduti sia nel tentativo di fecondazione, sia al termine di più o meno lunghi tempi di conservazione in congelatore. E quanto agli embrionisottoposti a sperimentazione (che ne implica l'uccisione) entro il 14° giorno di sviluppo, ben pochi ricordano che il noto Comitato Warnock, che "decise" con una maggioranza di 16 membri contro 7 di accogliere il concetto di "pre-embrione", motivò lapropria scelta affermando dapprima che "da un punto di vista biologico non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo dell'embrione, al di là del quale l'embrione in vitro non dovrebbe essere mantenuto in vita" ma poi, a maggioranza, ha conluso che "la legislazione dovrebbe provvedere che la ricerca possa essere condotta su ogni embrione risultante dalla fertilizzazione in vitro, qualunque ne sia la provenienza, fino al termine del quattordicesimo giorno dalla fertilizzazione"! La posiione del Comitato Warnock divenne legge della Gran Bretagna nel 1990 malgrado la premessa scientifica fosse di chiara evidenza, ed in palese contrasto scientifico con la conclusione votata da sedici persone, del tutto strumentale perché finalizzata arimuovere ostacoli alla sperimentazione sugli embrioni. Ci si deve chiedere per quali motivi tutti i cittadini non siano informati - con sincerità e con chiarezza - di questi gravi passaggi storici e di questi problemi, lasciando a loro di trarre le onclusioni con l'innata saggezza popolare. Il consenso sociale a leggi che riguardano la salute e la vita umana deve essere "informato": informato in modo completo, con i mezzi di comunicazione che oggi sono di straordinaria efficacia ma che, invec, sono usati come veicoli di messaggi incompleti e manipolati, per ottenere consensi disinformati, basati essenzialmente su adesioni di puro schieramento perfino in questioni, come queste, che riguardano beni primari indisponibili.