BARTOLOMMEI S., Etica e Ambiente, Milano: Guerini e Associati, 1989, pp. 180.

( M.B. Fisso)

Il testo di cui ci occupiamo è nato da una rielaborazione della tesi , presentata dall'Autore nell'ambito del proprio dottorato di ricerca in filosofia, presso l'Università di Firenze. Egli si propone di far conoscere il "dibattito filosofico che investe il tema delle relazioni fra uomo e natura" con riguardo principalmente ai paesi anglosassoni.

Proposito senza dubbio encomiabile, infatti, la discussione in sede politica economica e scientifica sulla c.d. crisi ecologica pur essendo nota a livello di opinione pubblica, poco è stata considerata sotto l'aspetto morale . Nella cultura occidentale l'ambiente non - umano (acqua, suolo, montagne, piante ed animali) è stato ritenuto privo di rilevanza morale ; solo negli ultimi vent'anni la natura ha assunto un diverso significato ed ha acquistato un valore che la riflessione filosofica, denominata Enviromental Philosophy ha tentato di mettere in luce , cercando nel contempo un fondamento all'obbligo di rispetto della medesima.

Per prima cosa l'Autore ha voluto esaminare il rapporto tra l'etica cristiana e l'etica ambientale, partendo dall'esame di un saggio di White, del 1967, nel quale veniva presentata la nota tesi della influenza negativa della tradizione ebraico cristiana, fortemente antropocentrica, nella considerazione morale della natura. Bartolommei pur ritenendo eccessiva questa impostazione si presenta notevolmente critico anche nei confronti delle elaborazioni compiute da altri studiosi, appartanenti all'area culturale cristiana, che hanno ricercato il fondamento del dovere di rispetto verso la Natura nel fatto che essa è un prezioso dono di Dio agli uomini e hanno fatto discendere da questo l'obbligatorietà della sua difesa e conservazione. A suo avviso, tale ordine di considerazioni potrebbe semmai, facilitare, ma non imporre un ruolo attivo nella conservazione del patrimonio naturale.

Viene quindi analizzata la famosa teoria denominata "etica della terra", di Aldo Leopold che costituisce una critica radicale all'antropocentrismo, proponendo una concezione totalmente eco-centrica ed olistica della morale, poichè è la comunità biotica che possiede valore di per sè. Bartolommei afferma che questa versione " radicalmente non antropocentrica (..) va incontro ad "esiti socialmente assurdi" poichè finisce con il ritenere opportuna qualunque drastica riduzione della presenza umana, e "moralmente paradossali" poichè arriva a definire il bene morale in un modo tale che non solo l'agente morale viene neutralizzato ma addirittura rimosso.

Sono poi affrontate le posizioni di quegli autori che hanno tentato di fondare un'etica ecologica come una nuova etica,scissa dall'etica tradizionale, con i propri specifici problemi.

Questo tipo di approccio ha subito forti critiche da parte di diversi autori che ne hanno messo in luce le contraddizioni. Bartolommei sintetizza quelle che possono essere considerate più importanti. A suo avviso, un'etica ecologica nel senso precedentemente esaminato, non è necessaria ai fini della fondazione di un'etica ambientale, se questa viene intesa come " insieme di regole destinate a ridisegnare i rapporti uomo natura", dal momento che pu= essere "sufficiente correggere o riformare o allargare le concezioni morali tradizionali affinchè esse tengano conto della nuove conoscenze offerte dall'ecologia ed estendano l'area della considerazione morale oltre i confini non solo della specie, ma anche della capacità di sentire."

Il problema autentico diventa quindi stabilire quale valore attribuire agli oggetti naturali e se tale valore debba considerarsi intrinseco o semplicemente strumentale ad un fine.

Due sono le concezioni etiche ambientali sostanzialmente fondate sull'idea di un valore intrinseco degli oggetti naturali: l'etica dei diritti dell'ambiente e l'etica del rispetto della vita. Rappresentante della prima viene considerato Tom Regan che giunge ad ammettere i c.d diritti della natura per gli oggetti inanimati, in quanto essi possono avere interesse a qualcosa obiettivamente vantaggioso per loro, indipendentemente dalla loro capacità di essere interessati "in" o "a" qualcosa.

Bartolommei attraverso la proposizione di varie obiezioni, nega l'utilità della categoria dei diritti della natura, a causa della sua indefinitezza e della sua inutilità teorica.

Si passa quindi ad una disamina di quelle che sono le principali correnti raggruppabili nel concetto di etica del rispetto della vita. I fautori di questa posizione sostengono tutti , sia pure con sfumature diverse, che l'agente morale è chiamato ad assumere un atteggiamento di rispetto verso ciascun ente vivente, che abbia interessi ed un bene di per sé e che abbia delle finalità da raggiungere .

A tutti costoro Bartolommei obietta che anche se si arriva a determinare ci= che è bene per una certa categoria, occorre materialmente domandarsi se tale tipo di bene o interesse sia moralmente rilevante poichè non si pu= ricavare un giudizio sul valore della vita dal mero fatto della vita. Inoltre anche volendo ammettere che non esiste vita senza valore non si pu= ricavare l'equiparazione di tutte le sue forme dal vegetale all'uomo, per cui l'eliminazione di una forma ha lo stesso valore di quella di un'altra.

Infine vengono esaminate alcune giustificazioni del'etica ambientale ispirate al valore estrinseco o strumentale della natura, intesa come mezzo per il bene dell'uomo. Viene ripresa la distinzione di Brian Barry tra etiche fondate su pricipi orientati al bisogno e etiche fondate su principi orientati all'ideale.

Le concezioni appartenenti al secondo gruppo sarebbero caratterizzate dalla ricerca di un nuovo e superiore stadio di consapevolezza morale, quello della moralità ecologica, basato su di un interesse trascendente per il benessere della specie e degli habitat. Tale moralità ecologica è diversa dalle etiche ecologiche, in quanto il beneficiario del dovere non è l'ecosistema, in quanto tale, ma la qualità dela vita morale umana.

A tal proposito Bartolommei obietta che esse vanno al di là di quanto è possibile moralmente porre a carico dell'uomo poichè propongono non solo il rispetto della natura ma l'amore, richiesta eccessiva, poichè non amare non significa essere distruttori . È opportuno distinguere tra il rispetto, principio che pu= essere accettato sulla base della sua sola forza giustificativa e amore.

Nell'ambito del medesimo gruppo sono poi presentate le posizioni di quegli autori che propongono il rispetto della natura sulla base dei valori culturali che essa esprime .Il loro difetto per Bartolommei è evidente: la diffficoltà di fare giudizi e comparazioni di valore in assenza del referente umano, che è l'unico in grado di apprezzare il valore morale dei fenomeni.

L'ultimo categoria di concezioni etiche esaminate sono quelle sostenute da principi orientati secondo il bisogno, che Bartolommei indica con la sigla EOB. Viene a tal proposito citato W.Blackstone, che ha parlato della nascita, in antitesi all'etica del colonizzatore, di nuove consapevolezze ecologichhe, poichè c'è bisogno di una transvalutazione dei valori, senza abbandonare l'etica centrata sull'uomo, ma con cambiamenti strutturali dell'atteggiamento dell'uomo verso la natura.

Molti autori vengono collocati in questo ambito e di ciascuno viene data una breve presentazione, evidenziando soprattutto i principi sui quali è fondata l'obbligazione etica del rispetto della natura.

A tutte queste teorie, è stata fatta la medesima critica, di risorsismo poichè tutte affette dal vizio di fondo di considerare pur sempre l'ambiente come una risorsa . Richard e van Rotley parlano della trasformazione dell'uomo da dominatore dispotico a dominatore responsabile, per il quale la natura assumerebbe un valore, pur sempre economico, a vantaggio dei propri bisogni . Tali etiche finirebbero con il chiedere un uso razionale delle risorse riducendo le questioni di moralità nei rapporti uomo - natura a questioni sull' interessse degli esseri umani.

La suddetta obiezione , viene fatto notare da Bartolommei, è pertinente da un punto di vista logico, tuttavia non intaccca la validità generale delle EOB . La "conservazione ambientale, espressa in termini human centered non pu= essere messa in crisi dal fatto che vi siano state distruzioni della natura per mano dell'uomo stesso.

Conclusivamente L'Autore delinea la propria concezione dell' l'etica ambientale. Dopo aver premesso che non si pu= disconoscere il ruolo centrale dell'uomo senza cadere in esiti paradossali e dopo aver sancito che bisogna accettare l'ineliminabilità del fatto che gli uomini per vivere debbano utilizzare delle risorse Bartolommei suggerisce che il tipo di valore da attribuire alla natura, se intriseco o strumentale, non deve tuttavia pregiudicare la possibilita` di forti convergenze sul piano pratico, per realizzare interventi di protezione.

Da un punto di vista più squisitamente teorico l'etica dell'ambiente, a suo avviso, deve essere fondata sul valore estriseco della natura ed orientata verso la soddisfazione dei bisogni umani. Tale formulazione è comunque più elastica di quanto ammettano i suoi critici, e pu= recepire anche certe istanze antiantropocentriche.

A tal fine egli propone di recuperare la distinzione di Norton tra le preferenze, divise in felt preferences, sostenute da motivazioni emotive, e considered preferences, sostenute da motivazioni razionali, privilegiando la soddisfazione di queste ultime. "Non tutte le valutazioni di preferenze vanno massimizzate ma solo quelle valutate alla luce di criteri correttivi. Va quindi analizzato il processo di formazione delle preferenze scartando quelle che non passano al vaglio di una critica improntata alla massima informazione possibile".

In campo ecologico sarebbero quindi i fatti , determinati in base all'interesse dell'essere umano , che è agente morale, a definire ci= che è buono o cattivo.

Ci sono molti significati dell'espressione interesse dell'uomo che non si riducono solo a quello di interesse immeddiato ed irriflesso. Esistono molti motivi di tutela della natura in funzione degli interessi umani che hanno anche significato per quanto riguarda la tutela della natura dalle aggressioni e dalle interferenze umane. Viceversa l'etica centrata sulla natura finisce per ritenere l'uomo il vero problema, omettendo di considerare che la questione ecologica pu= configurarsi come questione morale solo agli occhi degli uomini e nell'interesse degli uomini (includendo in questo anche l'interesse dell'uomo a prendersi cura degli interssi non umani).

Nelle c.d. EOB si assiste alla coincidenza fra l'esercizio della " prudenza di specie" e il comportamento morale . La preservazione della natura è un problema morale prodotto dal comportamento dell'uomo e risolvibile grazie all'azione di quest'ultimo.

Per Bartolommei un'etica ambientale "quando vuol essere qualcosa di più di una fertile provocazione tesa a portare l'etica tradizionale verso nuove questioni, si rivela una pessima scorciatoia". Molte delle sfide ambientali possono essere affrontate e risolte nei quadri debitamente corretti dell'etica tradizionale". Le regole prudenziali dell'utilitarismo classico se applicate "su una scala di specie degli eventi ecologici " si rivelano moralmente appropriate.

A margine di questo libro non ci si pu= esimere da una valutazione complessiva del lavoro dell'Autore.

Innanzitutto va riconosciuto che esso rappresenta un buon testo di base per tutti coloro che si vogliano avvicinare ai problemi ambientali in un'ottica propriamente filosofica.

Naturalmente la prospettazione della varie teorie ,nonostante un certo sforzo di obiettività , non è fatta in forma neutra rivelando quello che è il personale orientamento di Bartolommei.

Per quanto riguarda la presentazione dell'etica ambientale sviluppatasi nell'ambito della cultura cristiana, essa si dimostra parziale, specie nella confutazione che viene fatta della concezione della Natura come dono divino. Il credente allorchè riconosce tale posizione della natura, è obbligato, non semplicemente facilitato, ad avere un ruolo di custode responsabile di essa, cioè a non distruggerla senza motivo. Ci= che pu= meritare un ulteriore approfondimento è semmai l'estensione di tale obbligatorietà morale che non giunge fino al punto di imporre un obbligo di militanza attiva in difesa della natura, che pu= essere per il fedele uno dei modi di realizzare la propria vocazione, anche se sicuramente non l'unico.

Inoltre Bartolommei rileva che nell'etica attuale contemporanea si vanno diffondendo alcune tendenze "in palese contrasto con alcuni presupposti teorici centrali" di tale visione , citando a tal proposito l'opinione di John Stuart Mill. Egli si riferisce in particolare alla necessità di sganciare "la questione del rapporto uomo natura ... da qualsiasi istanza teologica".

Ma collocare il rapporto uomo - natura in una cornice creazionista, non significa semplicemente "evocare principi di ragione e di fede" ma semplicemente situare tale rapporto all'interno di una costruzione filosofica aperta alla metafisica. La coincidenza di tale costruzione con i dati provenienti dalla Rivelazione è qualcosa di ulteriore e costituisce una più ampia e più sicura visione.

Un'altra delle critiche mosse dall'Autore riguarda il fatto che "Il teismo personalistico chiude teoricamente la possibilità di trattare la natura non umana come tratta l'uomo" mentre in aree culturali di segno diverso, si va diffondendo una nuova antropologia basata sull'idea che l'uomo sia un ente dipendente dall'habitat". Va notato ,in antitesi con questa posizione, che la dipendenza dall'ambiente circostante non viene affatto negata dalla cultura cattolica, che si limita a non trarre da questo legame dell'uomo con il Creato come conseguenza una sorta di equiparazione tra essere umano ed altre creature.

Del resto tale equiparazione all'atto pratico è negata dallo stesso Autore che nella sua revisione dell'utilitarismo non riesce ad uscire da una visione human centered, poichè nell'ambito dell'etica ambientale non è possibile allargare i confini della considerazione morale al di là dell'uomo, agli oggetti inanimati, senza mantenere come referente primo l'uomo stesso, a meno di non voler scadere in esiti paradossali.

Va comunque rilevato che una volta che si sia accettata la possibilità di un ridimensionamento del ruolo di dominatore assoluto dell'uomo, si apre la possibilità concreta di realizzare la difesa del patrimonio naturale. Sul piano pratico è quindi possibile la realizzazione di un fecondo rapporto di collaborazione tra coloro che seguono impostazioni filosofiche differenti.


Ritorno all'indice degli articoli.
Ritorno all'indice della Rivista.
Ritorno alla Home Page del Centro di Bioetica della Cattolica