FONDAZIONE HOECHST-ISTITUTO SCIENTIFICO ROUSSEL ITALIA, Ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse nella Sanità del 2000, Bologna: Nuova Tipografia Compositori, 1995, pp. 127.

(A.G. Spagnolo)

La spesa sanitaria in Italia ha raggiunto la ragguardevole cifra di centomila miliardi di lire all'anno, circa un sesto di quella europea, mentre il numero degli addetti del settore supera il milione di unità, uno ogni 57 abitanti. Si tratta di investimenti economici ed umani enormi che tuttavia non sono sufficienti per eliminare i malanni che continuano ad affliggere il "pianeta salute": disservizi, sovrapposizioni di competenze, sprechi, risorse maldistribuite sul territorio, ecc.

Da più parti viene rilevato come, più che nella limitatezza di risorse disponibili, la causa di questi malanni trovi origine soprattutto in uno scarso coordinamento di alcuni fattori. In particolare, la mancata integrazione tra tecnologia - intesa non solo come insieme dei beni strumentali, ma come bagaglio culturale complessivo della classe medica e degli operatori sanitari - economia e programmazione produce una diffusa sensazione di sperpero, che impone come necessità improrogabile uno sforzo di razionalizzazione delle risorse disponibili.

Il presente volume raccoglie i risultati di un incontro di lavoro tenuto a Bologna il 22-23 Novembre 1994, organizzato dalla Fondazione Hoechst, in collaborazione con l'Istituto Scientifico Roussel Italia, e con la partecipazione di diverse competenze e professionalità medico-cliniche, bioetiche, farmacologiche, economiche e assicurative. L'obiettivo principale dell'incontro, è stato quello di fornire spunti, valutazioni, analisi e proposte operative nel campo dell'economia sanitaria, suffragati da dati ed esperienze dirette, che potessero - eventualmente - essere di supporto alle decisioni in sede politica. Nella prospettiva di "aziendalizzazione" del sistema sanitario, inoltre, è stato condotto un confronto tra la situazione italiana e la realtà di altri Paesi: quali programmi significativi siano stati sperimentati o in procinto di essere avviati, quali le tendenze e le difficoltà incontrate e, infine, quali possibilità di trasferire o adattare soluzioni già verificate altrove al modello italiano.

Il volume si articola in quattro capitoli guida, corrispondenti alle conclusioni di altrettanti gruppi di lavoro che hanno operato durante l'incontro e la cui attività è stata coordinata da un tutor: 1. Trasferibilità in Italia di modelli sanitari internazionali. Primary care. (tutor il Prof. Aldo Pagni, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale); 2. Trasferibilità in Italia di modelli sanitari internazionali. Hospital care. (tutor il Prof. Mario Zanetti, Professore Associato di Programmazione e Organizzazione dei Servizi Sanitari presso l'Università degli Studi di Bologna); 3. Valutazione della soddisfazione del paziente (tutor il Prof. Franco Dammacco, Direttore della Clinica di Medicina Interna presso l'Università degli Studi di Bari); 4. Costi e risorse economiche (tutor il Prof. Franco Amigoni, Direttore C.E.S.A.D. e Direttore Generale S.D.A., Università Commerciale "L. Bocconi", Milano).

Circa la trasferibilità in Italia di modelli sanitari internazionali di primary care, è stato rilevato che nel nostro Paese, pur rimanendo la figura del medico generale il cardine dell'intero Sistema Sanitario, questi non ha, per=, nessun ruolo nelle sedi dove si programma e si decide il futuro dell'assistenza pubblica. Né le recenti modifiche introdotte nella riforma sanitaria dalle leggi 502 e 517 hanno modificato la situazione, per cui la medicina generale sembra destinata a scomparire, sommersa com'è dalla burocrazia.

Anche sul piano formativo sembra esservi molto disinteresse dello Stato per gli investimenti in questo settore, soprattutto nella formazione specifica e in quella permanente. Ma lo stesso orientamento degli studi è teso a favorire il medico specialista e ci= comporta una mancata definizione di precise responsabilità del medico generale nel sistema delle cure. In Inghilterra, ad esempio, il General practitioner, arriva a farsi carico del 90% dei problemi sanitari dei pazienti, mentre in Italia il medico di base non supera il 50% .

Viene auspicato, perci=, che in futuro il medico generale possa farsi promotore di iniziative nel campo della medicina preventiva per pazienti a rischio, dell'assistenza domiciliare programmata e integrata per anziani, disabili, malati terminali, ecc. Un altro traguardo riguarda la possibilità di indurre i medici di famiglia a farsi carico di una maggiore quota di problemi sanitari degli assistiti, modificando a questo proposito il rapporto tra quota capitaria rigida e qualità e quantità delle prestazioni.

Per quanto riguarda la trasferibilità in Italia di modelli sanitari internazionali di hospital care, vengono valutati i pro e i contro di una aziendalizzazione "spinta" secondo il modello inglese. C'è chi vede nell'aziendalizzazione generalizzata un'iniezione di efficienza nel nostro Sistema Sanitario, altri, invece, temono un aggravamento del divario tra i bisogni del territorio e la risposta/offerta dell'ospedale (particolarmente penalizzati sarebbero gli anziani e i cronici). L'eventuale fallimento di ospedali operanti in territori poco serviti potrebbe provocare conseguenza gravissime come la chiusura (in Inghilterra si è già verificato). Va, infine, tenuto conto che gli ospedali italiani presentano differenze (la realtà tipicamente "a pelle di leopardo" quale è quella del nostro Sistema Sanitario Nazionale) sotto il profilo dell'efficienza, efficacia dell'organizzazione ecc. talmente marcate, che appare utopistico pensare di realizzare una sorta di "par condicio" di partenza.

Un aspetto particolarmente nuovo è quello della valutazione della soddisfazione del paziente. Le cause da cui trae origine la disaffezione dei cittadini nei confronti dal funzionamento del Sistema Sanitario sono davvero tanti, ad iniziare dalla eccessiva burocratizzazione della macchina sanitaria, che si traduce in code, lunghe liste d'attesa, ecc. Ma aspetti molto più gravi sono coinvolti: la disumanizzazione del servizio nei confronti del paziente; la mancanza totale della "privacy" all'interno degli ospedali; il dialogo operatori sanitari-paziente ridotto al minimo. A questo proposito vengono fornite alcune ipotesi operative affinché ascoltando "cosa ne pensa il paziente" possa essere migliorato il sistema nella sua globalità. L'istituzione, ad esempio, di comitati consultivi "utenti-operatori-volontariato" che formulino norme vincolanti. La raccolta sistematica dei motivi di disservizio, così come sono vissuti dal paziente. Una verifica puntuale del flusso delle informazioni tra sanitari e utenti prevedendo tempi obbligatori all'interno delle strutture pubbliche. Alla base di tutto viene riaffermato un corretto rapporto tra medicina di base e medicina ospedaliera, con particolare attenzione alla "qualità" del flusso informativo tra questi due livelli.

Infine, l'aspetto dei costi e delle risorse economiche. Quando si parla di diritto alla salute, il tema delle risorse e dei costi sociali non pu= essere affrontato in una logica puramente economica, poiché vi sono comunque molteplici fattori che condizionano le scelte finali in materia di politica sanitaria. Uno di questi è di natura etica e richiama una prima immediata riflessione sul fatto che di fronte alla salute di un paziente non si possa pensare ai costi. Pur tuttavia, le risorse limitate impongono inevitabilmente di pensare ai costi e dunque si tratta di impostare un equa distribuzione di tali risorse.

A questo proposito nel volume viene suggerito che si riprogetti il modello sanitario nazionale passando attraverso una ridefinizione dei ruoli e delle figure che operano al suo interno. In primo luogo la centralità non riconosciuta del medico generale, il quale determina il volume della domanda, orienta la modalità terapeutica, contribuisce a scegliere le strutture d'offerta influenzando in larga misura i costi totali dell'assistenza. Ma tale operatore ha scarsa visibilità sulla qualità dei servizi, poche informazioni sui costi, non è in alcun modo responsabilizzato sull'uso delle risorse e comunica a malapena con gli altri livelli del sistema sanitario. Va da sè, dunque, che il peso del medico generale nel governo delle risorse debba essere aumentato.

Altro punto chiave riguarda l'ambiguità del ruolo dell'USL. Attualmente, l'USL è un'azienda priva di riferimenti di mercato, operante al di fuori del sistema dei prezzi e vincolata a livello finanziario, al cui interno, inoltre, vige la doppia veste di acquirente e produttore. Occorre, perci=, eliminare queste contraddizioni, lasciando alcuni spazi di autonomia gestionale e, soprattutto, definendo in modo chiaro le modalità di scelta del fruitore del servizio, valutando i pro e i contro dell'accreditamento e libera scelta da parte del paziente oppure dell'accreditamento e convenzione tra la struttura accreditata e l'USL.

Terza questione sono le tariffe. Il loro ruolo è stimolare processi di riordinamento e razionalizzazione nella produzione dei servizi sanitari. Naturalmente esistono problemi di calcolo ed equiparazione tra le risorse investite e il risultato di una attività di servizio. Ecco allora la necessità di individuare con precisione il prodotto, il percorso diagnostico-terapeutico e di procedere ad una "mappatura" dei diversi processi e delle diverse attività.

Il quarto tema, infine, riguarda le possibili forme di integrazione tra i diversi protagonisti della sanità al di fuori dei soliti circuiti di mercato o burocratici. Il percorso terapeutico del paziente pu= rappresentare un elemento di forte integrazione non solo all'interno della struttura ospedaliera, ma anche nel rapporto tra questa e il medico generale. Si innesta a questo punto il discorso relativo alla formazione di professionalità gestionali integrate, ancora tutte da creare, che presuppongono rilevanti quote di investimento, dei quali, viene rilevato, il sistema sembra da tempo essersi dimenticato.

Il volume, che pu= essere richiesto alla Health S.r.l., Via de' Carbonesi, 5 - 40123 Bologna (tel. 051/237091, fax 237154), si rivela pertanto un utile strumento di lavoro per quanti si occupano di queste tematiche sia sul piano dello studio quanto su quello pratico-organizzativo e politico.


Ritorno all'indice degli articoli.
Ritorno all'indice della Rivista.
Ritorno alla Home Page del Centro di Bioetica della Cattolica