Sournia J.C., Storia della medicina., Bari: Dedalo, 1994, pp.402.


(D. Sacchini)

Arriva nelle librerie un volume piuttosto agile, che tuttavia intende affrontare un argomento ponderoso, quale è la Storia della medicina. A cimentarsi nell'impresa è J.C. Sournia, non nuovo a simili fatiche editoriali. Medico, già Direttore generale della Sanità in Francia ed esperto di Storia della medicina, Sournia esplica la tematica con un taglio originale secondo tre linee analitiche: la disamina della medicina sul lungo periodo; la relazione tre l'arte medica e i contesti storici, culturali, sociali e politici; le principali figure mediche di riferimento.

L'opera consta di tredici capitoli e si segnala per il taglio spesso non formale delle opinioni personali espresse dall'Autore, scorso con prosa fluida e stimolante.

Da segnalare, tra gli altri, il capitolo su "La medicina di laboratorio", senz'altro opportuno vista la sempre maggiore ricaduta diagnostico-terapeutica sia del laboratorio di ricerca che di quello clinico e l'influenza che su tutto esercitano le tecnologie applicate.

Sournia accenna - per dovere di storico -, pur senza addentrarvisi, ai problemi etici sollevati dalla medicina e ne coglie con una certa ansia le inquietanti ricadute. "L'uomo - afferma l'Autore a conclusione dell'opera, peraltro corredata di un piccolo Glossario e di una Bibliografia di riferimento - si appassiona di cose di cui non è in grado di misurare la portata... Quando la scienza prende in considerazione campi come la procreazione, ai quali non aveva ancora potuto accedere, la struttura della società minaccia di crollare. Il matrimonio. la coppia, la famiglia sono strutture che condizionano la sopravvivenza dei gruppi e degli stati, e che ne vengono scosse. Ovunque si parla di morale, si inventano comitati di etica, si elaborano leggi destinate a consolidare, a rassicurare, e a mantenere i progressi scientifici entro i limiti del ragionevole" (p. 382). Non viene detto, per=, quel che per l'Autore pu= essere definito ragionevole. Non sarà compito dello storico, forse. Ma sicuramente lo è del medico e dell'uomo.


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